Appunti
Ho comprato questo diario perché iniziavano ad esserci pergamene ovunque, sparpagliate un po' per la stanza, mescolate con i mazzetti d'erba, incastrate sotto le zampette di May, accartocciate vicino ai lumini votivi. Mi è sembrato un gesto prudente, per evitare di dar fuoco alla Taverna. E pratico.
Non ho tempo per ricopiare gli appunti sin qui presi, mi limiterò ad appuntare soltanto le cose che ritengo più rilevanti e salienti, di questo ultimo mese.
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Tecla di notte, tra la neve, alle cascate. Nebbia e brina, luce di lanterna nel buio compatto della notte, occhi di ambra e fiera, consigli lanciati come lame affilate, ad intaccare la ceralacca con cui ho tumulato il vaso dei miei ricordi. Questo posto è pieno di magia, lo era ancora prima che un corvo e un gatto mutassero in esseri umani e che una carta apparisse luminosa, tutto innanzi ai miei occhi.
Odore: Orchidea, incenso, chicchi di melograno, rosa e velluto.
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Sofie, labbra rosse di vermiglio e eccitazione, solida come uno scoglio in mezzo al mare, come la roccia testarda e massiccia. Delicati gesti, puntualissimi i pareri ed i giudizi, fremente di sdegno ma traboccante di generosità, ampi sorrisi e rimproveri cocenti. Le donne qui sembrano tutte forti, indipendenti, pilastri di energia dominante, tanto che delle volte vorrei avvolgermi intorno al mio velo e farmi microscopica, invisibile. Sofie è una di quelle persone che fanno nascere in me un simile desiderio.
Odore: Narciso, perle, eucalipto, vaniglia e seta rigida.
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Narcisse. Che offre famiglia, sostegno, lezioni. Che sorride gentile da sotto baffi d'oro, e d'oro ha anche i capelli. Ogni tanto ho pensato di strappargliene un paio, giusto per guardarli meglio, da vicino e controluce. Rivestito di metallo, di battaglie e di onori, sotto la cotta batte cuore buono, batte sangue cordiale. Niente timidezza, per chi mi guarda con occhi buoni, ha per me parole gentili e mi appella sorella.
Odore: Sandalo, ruggine, abete, birra e iuta.
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Edhelitt è il mio riflesso, o forse io sono il suo, e siamo sinonimi, e siamo opposti. Forte negli occhi, nelle braccia, nelle parole. Spuntoni sulle vesti, sulla lingua, sui musi duri. Spine che nascondono petali di rose, ruggiti nella giungla, dune e tormenti. Siamo fiori differenti della stessa specie, io mi abbarbico a te come un giovane virgulto, tu che sei solida e posata nella terra, e che di regina non hai solo il titolo. Un pezzo d'oriente tra i ghiacci, sapori familiari sulla tua tavola, accenti che sanno di casa. Mi scruti seria dall'alto dei tuoi occhi profondi, cercando di distinguere dove finisce il ricordo antico e comincia il nuovo.
Odore: Ambra, datteri, fango, curcuma, miele e pelliccia.
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Lupo Bianco. E' già la seconda persona a cui devo la vita, in quest'ultimo mese. Sto accumulando più debiti d'onore di un cavaliere, ed il guaio è che non so neppure come ricambiare. Ci penseremo dopo. Ruvido, montagna di sguardi arcigni del colore del cielo e pipa di traverso, minacciosa quanto la spada. Le spade. Non ho ben compreso se i suoi fossero rimproveri, consigli o entrambi, e se li facesse a me o sfogasse barlumi di frustrazione che erano destinati a qualcuno che ricordo. Dopo la paura, il salto della finestra, il trascinamento, la corsa e la pioggia. Il sorriso. Che gente strana, questa gente del Nord.
Odore: Muschio verde, sangue, acqua piovana, selce e tabacco.

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