Brendon
Io sarò anche fuggita da sola, ma è lui che mi ha reso e mi rende libera.
Tra noi due c'è sempre sabbia nel vento, tende e stuoie come giaciglio, e il silenzio sussurrato del deserto. E un'intesa profonda almeno quanto la diversità delle nostre origini. E ci sono le mie dita, a cercare dei nodi e degli intrecci, tra i fili della mia vita e della sua, tra ciò in cui credo io e quello in cui crede lui. E ci sono le sue dita, ad annodare i fili sottili dei miei capelli, impregnati di rose e sudore, con i suoi, impregnati di erba pipa e cotone, tra i suoi respiri, che diventano i miei, e poi i nostri.
Ha occhi neri di bitume e pece, notti senza stelle, carboni spenti. Li ho sentiti addosso dal primo momento, diffidenti e malpensanti nel ritrovarmi tra le sue cose, incuriositi dopo, indagatori. E poi rispettosi. E poi pazienti. E poi ardenti. Occhi che scivolano tra me e il bracciale che intreccio, durante il rituale, fermi sulle mie labbra mentre recito preghiere, o richiamo gesta e riti di gente che ormai è sepolta. Occhi che danzano con me alla luce del falò ed al suono dei tamburi, si posano sui miei fianchi, seguono le mie braccia docilmente, e il contrarsi del ventre e il sollevarsi dei seni. Occhi che disegnano la linea del mio profilo, come fa il suo carboncino sulla pergamena, prima di impastarlo con i colori.
Accidia, lussuria, gola. Quelli che per altri sono vizi per lui sono pregi, e per me sono aspetti del Kama: il piacere. Mi sono mai concentrata su questo obiettivo di vita? No. Per me il piacere è sempre stato un aspetto secondario, in ogni sua forma. Anche abbellirmi. Vestirmi di seta, profumarmi di incenso, ricoprirmi d'oro e fiori. Era un gesto richiesto, dovuto, imposto e non avvertivo alcun piacere nel rendermi bella agli occhi di qualcuno che reputavo orrendo. Con lui è diverso. Desidero che mi veda bellissima, compiacerlo, strappargli uno di quei sorrisi obliqui che gli vedo tanto spesso sulle labbra quando parla di arte o di passione. Con lui è diverso, ed è diverso tutto.
Per esempio. Ho sempre scritto per me stessa, per darmi conforto, per trovare nella carta un interlocutore in grado di non giudicare i miei sentimenti, le mie paure e le mie debolezze, i pensieri orrendi e le gioie infantili. Scrivere mi ha sempre dato gioia, anche quando non avevo niente per cui gioire. Con lui scrivere è diventato altro.
E così, missiva dopo missiva, ho scoperto la piacevolezza dell'attesa, e la felicità di ricevere una sua risposta. Non una qualunque, da qualunque persona. Ma la sua. Perché di lui. Ogni volta resto alla finestra per qualche tempo, finché la coda bianca di May non è più distinguibile, chiedendomi se le parole scelte siano effettivamente appropriate, rendano bene le immagini che avevo chiare in mente e che desideravo mostrare. E poi cammino su e giù per la stanza, torturando treccia e vesti, in attesa di una risposta. Quel brivido di ansia e desiderio, durante i pochi momenti necessari a rompere il cartiglio, ed infine incontrare con lo sguardo una scrittura conosciuta, talmente tanto conosciuta da leggerla con la sua voce nelle orecchie. E le parole, poi. Dirette come una carezza, più lievi come un bisbiglio, più tese in certi momenti.
Lui riesce ad essermi estremamente familiare ed estraneo, essere estremamente simile e così differente dalla mia persona. Ed è eccessivo, delle volte. E' tutto troppo, tutto tanto. Questo battito che corre, questo rossore nelle guance, questo freddo nelle mani, dita che tremano, testa che diventa leggera. Non mi ero mai sentita così. E lui?...si. Si. Ovvio che si fosse già sentito così. Ecco, delle volte, mi sento come una bambina di fronte a un uomo, una donna di fronte a un vecchio. Ci sono sempre diverse spanne di distacco, tra me le lui. Come se conoscesse cose della vita che a me non sarà concesso scoprire per chissà quanto, perché della vita ha già divorato la carne, bevuto il midollo dall'osso, ed io non sono che appena svezzata.
Lui è poesia, è silenzio, e quiete, e...e non è quieto affatto. Ed io mi sciolgo addosso a lui, come un'onda vado a morire contro il suo corpo che è riva, in un delirio di spuma, conchiglie e sassolini. Che odore ha lui? Tutti. Nessuno. Muschio, cuoio, tabacco e sale. Vento, zucchero, pittura e sole. Il suo profumo è solo suo: lo distinguerei tra mille, lo riconosco sul cuscino la mattina, e tra i miei capelli, e tra le mie cosce. Può mai essere così magnifico fondersi con qualcuno? Desiderare che la notte non finisca, che tutto continui ancora, prima di dissolversi in una miriade di stelle, come quelle di cui è trapuntato il cielo sopra questo fazzoletto di mondo. Lui è fuoco e sangue, è bisbigli e tenerezza, ed è magnifico e terribile. Così mi ritrovo ad arrossire nel mezzo del giorno, senza sapere bene perché. No, non è vero. So benissimo il perché. Non ero mai stata così vicino a qualcuno. Sono così inerme, così potente.
Ieri notte mi è apparsa in sogno una Dea, si è seduta vicino a me per mettermi in guardia e ricordarmi che se anche chiedessi al Sole di brillare solo per me lui non lo farebbe. E se anche lo facesse, non sarebbe giusto nei confronti degli altri. Mi ha accarezzato i capelli con la dolcezza di mia madre, e mi ha sorriso piena di compassione. Non ricordo cosa le ho risposto, perché dopo un po' mi ha svegliato lui, mettendosi a dormire accanto a me. Credevo fosse ancora notte, ed invece...invece il Sole scivolava silenzioso nel carro, ad annunciarmi l'alba. Non poteva essere una coincidenza. Allora mi sono vestita, e sono andata via. Avevo bisogno di spazio, di vento tra i capelli e di solitudine.
Si, lo so. Lo comprendo.
Lui è un piccolo Dio che è solo sceso di qualche gradino per abbracciarmi, e che prima o poi risalirà la sua scala dorata. E so anche che questo abbraccio non sarà mai dedicato esclusivamente a me, una prerogativa per me soltanto. Lo so. Lo sapevo prima, e lo so anche adesso che non cambia nulla. E comprendo anche che la bellezza di certe cose - e persone - risieda nella loro vera natura, e che snaturarle sarebbe un sacrilegio. So che ha già diverse Dee, impresse nel suo cuore, e sul suo petto. Lo so. Allora prometto di muovermi con garbo, di fare passi gentili e silenziosi, di non dare fastidio a nessuno, di essere discreta. Di cullarmi nelle sue braccia per tutto il tempo che mi sarà concesso, di sentirmi colma di gratitudine per ogni istante felice e ogni brandello di emozioni strappate, ricevute, conquistate. Di ricordare ciò che mi è stato insegnato alla nascita, con il mio primissimo rituale: che la vita è miele e latte acido. Di farmi piccola piccola e sparire, quando sarà il momento.
Di trovare il mio modo di vivere certe cose, di mettere bene bene a fuoco questa me ancora abbozzata, nuova del mondo, neonata, acerba.
E di vivere felice, nel frattempo, mentre decido che significato dare a certe parole.
Per esempio. Io so che di lui sono innamorata.
Adesso non mi resta che capire cosa sia l'amore.
C'è tempo.

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