Di messaggi in bottiglia, di rituali




Elianthe apre un occhio, pigramente. La luce che entra dalla finestra le conferma che è da poco passata ora di pranzo. E' sdraiata a pancia in giù ed ha il viso girato verso destra. Ci mette qualche minuto a realizzare dove si trovi. Sospira. Stende il braccio sinistro e con la mano, a tentoni, cerca qualcosa, trovando solo il letto vuoto. Sospira di nuovo. Affonda meglio il viso nel cuscino, seppellendolo. Dal pavimento di travi arrivano distintamente le voci delle persone ai tavoli di sotto. Resta per un po' ferma in quel modo, ad ascoltare, quando c'è altro che attrae la sua attenzione. La traccia di un profumo, sul cuscino vicino. Sposta piano il naso, la insegue ad occhi chiusi, finché la fronte non tocca qualcosa di freddo e metallico. Solleva il collo, perplessa, aggrottando le sopracciglia e fissando gli occhi scuri su un bracciale, e su un messaggio. Il letto cigola mentre si mette seduta, e cigola anche il suo corpo ma lei non pare farci caso. Legge il messaggio che tiene con la sinistra, mentre la destra tiene stretto il bracciale. Si umetta le labbra, abbassando gli occhi sul monile. E poi si lascia cadere nel letto, in uno sparpagliarsi di capelli e molle che cigolano. Il polso destro da il benvenuto al bracciale, mentre gli occhi restano fissi sul vuoto. Ma non è quello che lei sta vedendo veramente. Si concede un rapido ripasso delle ultime ore. A tratti la bocca sorride, a tratti lei arrossisce. A tratti chiude gli occhi, per vedere meglio. A tratti gira il viso, verso il cuscino, per respirare ancora quel profilo.

"Non morire, Gwynbleidd. Io ti restituisco il bracciale, ma tu vieni a riprendertelo, va bene?"

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[Alcuni pezzi di poesia ricopiati, in inchiostro nero. Alcune parole sono diluite, come ci fosse caduta dell'acqua sopra. La data della morte di Lupo Bianco è scritta in altro a destra]


Non mi accorsi del momento in cui varcai

per la prima volta la soglia

di questa vita.

Quale fu la potenza che mi schiuse

in questo vasto mistero,

come sboccia un fiore

in una foresta a mezzanotte?

Quando al mattino guardai la luce,

subito sentii che non ero

uno straniero in questo mondo,

che l’inscrutabile, senza nome e forma

mi aveva preso tra le sue braccia

sotto l’aspetto di mia madre.

Così, nella morte, lo stesso sconosciuto

m’apparirà come sempre a me noto.

e poiché amo questa vita

so che amerò anche in morte.

R. Tagore


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[Brutta copia della missiva mandata]

Come promesso, Brendon. 

Questi ultimi giorni sono stati ricchi di eventi, persone, volti, luoghi e cose nuove. Proverò a sintetizzare gli avvenimenti più importanti. Ma non sarà semplice, e temo che mi occorreranno diverse pergamene.

La mia vita nella Tribù procede tranquilla. Ammetto che ogni tanto mi sento più una mascotte, che una vera e propria Amazzone. Sarà perché la Regina vuole che le nuove arrivate si acclimatino un po’, prima di procedere con insegnare l’uso delle armi, sarà perché tra tutte spicco particolarmente in bassezza e sembro più una mascotte che un componente vero e proprio. La cosa non mi pensa, tuttavia, anzi mi diverte. 

Non ti ho ancora detto i motivi per cui ho deciso di chiedere di entrare nella Tribù. A voce non ce n’è stato tempo, e dato che a te spettano lunghe ore di viaggio di ritorno, ti offrirò qualcosa per riempire gli spazi vuoti del tuo tempo.

Edhelitt mi trasmette vibrazioni positive. E’ un qualcosa di istintivo, verso di lei, e quasi viscerale. Ho compreso che lei poteva capirmi meglio di altri dal primo momento in cui l’ho vista, e non ha mai smentito questa mia prima impressione. Anzi, conoscendola meglio, non ho potuto che apprezzare in lei tutte le buone qualità che una guida degna di questo nome dovrebbe avere. Ha mostrato giustizia e severità, diplomazia e pacatezza. Forza, tolleranza, apertura. Tutte qualità che trovo indispensabili, per mettersi a capo di un gruppo. Ed inoltre trovo deliziosa la sua ironia e il suo spirito, che vanno a pizzicare le mie medesime corde, e sebbene non riusciamo a trovare un punto d’incontro sulla questione “Elianthe non sei più sposata/si che lo sono” non posso fare a meno di nutrire per lei un affetto intenso tanto quanto io la stimi.

Le Amazzoni sono molto gentili con me (e pazienti, se ripenso alle nostre due ultime uscite). In questi giorni ho fatto la conoscenza di alcune di loro, e sto imparando ad orientarmi tra nomi e visi nuovi, oltre che tra abitudini e peculiarità del gruppo. Un altro motivo per cui ho deciso di entrare a farvi parte è proprio questo: sono abituata, a vivere tra donne. Mi ricorda un po’ il mio mondo di una volta, e quello intermedio nell’harem. Credo sia un continuum doveroso, una sorta di ciclo che si ripete, anche se diverso. 

E’ un gruppo dove si mescolano culture diverse, dove le mie tradizioni convivono pacificamente con quelle di shanitza, per esempio, che viene al Nord.

E a proposito di Nord.

Sono stati giorni di prime volte.

Ho assistito alla mia prima cerimonia funebre. Che gran primato, eh? Sai che sono appassionata di rituali, ma credimi...questo me lo sarei davvero risparmiato. Non che ci sia gente allegra, in certe occasioni, ma la tristezza per me era insopportabile. E poi è accaduta una cosa strana. Gwynbleidd è  apparso dal nulla. Non esattamente lui ma...era lui. Evanescente, azzurrino a tratti ma...era lui. Ho anche fatto una figura grama, una di quelle per le quali ogni tanto vorrei scavare una fossa con le mie mani e sotterrarmi li sotto. Quando l’ho visto apparire, in realtà, ero molto felice e sarei corsa ad abbracciarlo (e questo probabilmente avrebbe generato la seconda figuraccia del giorno, perché a ripensarci mi pareva piuttosto inconsistente, avrei finito con l’abbracciare il vuoto. Si abbracciano le anime?), mi ha trattenuto  - e per puro  caso – la mano di shanitza sulla mia spalla. E’ stato un bene. Sarei finita nel bel mezzo di una coppia, di sguardi densi, tra lui e una donna e…

Niente, arrossisco ancora adesso a ripensarci. E’ una sensazione sgradevolissima, che non auguro a nessuno. Tenere lo sguardo fisso su qualcuno che non si accorge nemmeno che esisti, percepire l’intensità di qualcosa tra due persone come uno spettatore passivo, ma sentendoti una sorta di terzo incomodo. Ecco, per un attimo mi sono sentita come quando apri una porta, convinta che quella data stanza è vuota, e ci trovi dentro due persone perse in atti intimi. Imbarazzata, mortificata, dispiaciuta di aver dato uno sguardo su una cosa cosi privata. E stupida. Si, anche un po’ stupida, lo ammetto. Non credo che avrò più il coraggio di riguardarlo in faccia, in effetti.


Ecco perché ho cercato di essere molto, molto discreta, durante il rituale di resurrezione nel bosco avvenuto qualche sera più tardi. Peraltro, la mia seconda prima volta della settimana. Nella mia cultura il “tornare indietro” non è contemplato. Non avevo idea che si potesse fare qualcosa del genere, che esistessero rituali in grado di riportare indietro l’anima e di restituire al corpo la vita. Devo riflettere bene, su certe tematiche. Mi ha sconvolto vederlo accadere, almeno quanto mi ha sconvolto vedere l’anima di Lupo Bianco concretizzarsi.

Niente, comunque, di paragonabile al terrore che mi ha dato vedere lui ed altri trasformarsi in Crinos. Mi hanno spiegato che non è cosa da tutti, vedere un Crinos e poter andare a raccontarlo in giro. Ed era terrificante, in effetti. Così come è terrificante sapere che in quella forma non distingue chi ha davanti, altri mannari esclusi. 

E quindi ho alternato il sollievo, del saperlo ancora in vita, con l’ansia, di finire con l’essere divorata. Alla fine loro sono ripiegati nel bosco, ed io e l’altra mia sorella siamo tornate al villaggio.


Un giorno di questi mi piacerebbe fare due chiacchiere con i Druidi. Penso che  potrei capire alcune cose, ed impararne altre. E spero che tu possa seguirmi, in questo incontro. 


Ho scritto abbastanza. Il resto non ho voglia di scrivertelo, te lo voglio sussurrare. E fare, magari. Sbrigati a tornare.


Hastiin


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