Amazzoni
Io sono Elianthe, della Tribù dei Rabari del Kutch.
Io sono Elianthe, dell’Harem di Al Sardhar.
Io morirei per la libertà della mia gente. Io vivo per la libertà e la tolleranza. Io morirei per le divinità in cui credo, io vivo per i culti che mi hanno vista nascere. Morirei per la mia gente, vivrei per consacrare ogni giorno della mia gente. Desidero crescere, apprendere, elevare la mia anima. Non sono una guerriera. Non ho mai impugnato armi e non saprei come uccidere nessuno. Ma difenderei ciò in cui credo a costo della mia stessa vita.
Io sono Elianthe, la piccola e l’ultima. Sono una creatura che cerca la pace, la conoscenza e la cultura. Io interpreto i segni che i miei antenati mi sussurrano nei sogni, e onoro i dogmi degli Dei che mi hanno infuso vita nei polmoni. Guardo al di la delle apparenze, degli elmi e delle armature, dei sorrisi e delle sete. Io cerco il cuore delle cose, e lo divoro, e nel vuoto che lascio metto un pezzo del mio
Sono Elianthe. Non sono che uno strumento nelle mani di qualcosa di più grande di ogni mia comprensione. E mi ritrovo in ciò per cui vive e muore questa Regina. Mi rivedo in ciò per cui muore questa Signora. Se mi accoglierete, io entrerò in punta di piedi, e porterò onore a quella che spero diventi mia famiglia.
Vivrò per voi. Morirò per noi.
Antigone ha occhi di velluto, il viso dipinto e la bocca ricamata di silenzio. Indossa ornamenti votivi, e il nero dei capelli si diluisce nella notte intorno a noi. Si muove agile nel bosco, flessuosa si piega, come giungo sotto al vento, e flessuosa mi parla. Nella grotta, tra i bisbigli, tratteggia un passato triste quanto il mio. Ci lanciamo, l'una verso l'altra, ponti fatti di corda e conoscenza. Mi tende la mano, ed io l'afferro piano. Sotto una volta di roccia scolpita, dipinta di rune di protezione, tra pellicce e il gocciolare dell'acqua in qualche punto sperduto di questa grotta ci addormentiamo, vegliate dalla Dea, grate ciascuna della presenza dell'altra.
Odore: carbone in fiamme, pelliccia, prato dopo la pioggia, incenso.
Thordis ben chiusa nei propri silenzi, lapidaria nei giudizi, severa negli sguardi. Thordis che va al cuore delle cose prendendoselo a colpi di spada, senza troppi rigiri, senza troppe complicazioni. Imponente nella mole quanto nei propri non detti, forte di muscoli e di odio verso gli uomini. Ogni tanto, vicino a lei, mi sento minuscola. E provo a saltellare, maldestramente, nelle impronte che lascia camminandomi davanti. In una sua impronta, io ci entro con tutti e due i piedi. E' lei che mi insegna come sopravvivere nel bosco, come orientarmi, cosa mangiare. Sarà lei ad insegnarmi a cacciare. Nel tentativo buffo, di ricambiare, ogni tanto le appaio vicino e le sorrido. Le faccio presente che ci sono. Per versare vino agli ospiti, strigliare i cavalli. Per rimanere accanto a lei in silenzio, ritta come una colonna, mentre lei diventa più taciturna del solito ed impallidisce
Odore: cuoio, limatura di ferro, sandolo, ginepro in bacche.
Edhelitt che mi intende con un'occhiata, che mi rimprovera a denti stretti, e mi elogia agli occhi di estranei. Fiera, quando indosso l'uniforme, severa, quando parlo a voce troppo alta. Si stranisce a certi miei slanci fisici, agli abbracci, alle strette di mano. Io però glieli somministro lo stesso, con gratitudine e un pizzico di insubordinazione. Si muove con grazia tra ospiti e sorelle, con la parola sempre giusta in punta di lingua e la decisione pronta al sorgere di un qualsiasi problema. Ed è ironica, è sagace, è un esempio. Protettiva e autoritaria, è un faro per ogni Amazzone, dalla più giovane alla più matura. Si colora di rabbia ogni volta che ribadisco di essere già sposata, e nonostante la differenza di altezze ogni tanto, guardandola, mi pare di specchiarmi. Solo che questo "riflesso", indubbiamente, è migliore di me di parecchie spanne, in parecchie cose.
Odore: Patchouli, datteri, pellame, orchidea selvatica.
Kresya imponente, rilucente di curiosità, senza peli sulla lingua. Corpo e anima di Rafaela, al punto che l'una è la continuazione dell'altra. Rafaela è più taciturna, e quando parla ti appende al filo, come bucato sbattuto, senza neppure usare le mollette. Kresya è più loquace, e ritrovo in lei la mia stessa vivida curiosità. Determinata e salda l'una, pacata e riflessiva l'altra.
Odore: Lana filata, zucchero, verbena e zagara, legno di quercia, rosmarino, miele e limone.

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