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"Questo è il mio finale. Adesso tocca a te, scrivere il tuo"

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Resto un po' ferma, di fronte alla porta della Locanda, incerta se entrare o meno. L'insegna, che raffigura una balena bianca, cigola piano sulla mia testa mossa appena dal vento. Dietro di me c'è il gracchiare dei gabbiani, il rumore dei carri su una strada acciottolata, ed intrecci di parole dette in una lingua sconosciuta che mi ricordano che questa non è la mia terra, non è il mio posto. Alla fine raccolgo un respiro, di quest'aria che mescola insieme salsedine e sterco, legno umido e muschio. E spingo la porta di legno, entrando e guardandomi attorno. C'è qualcosa di confortante, nelle taverne. Non importa dove tu ti trovi, né della compagnia che hai dietro, né da quanto tu sia in viaggio. Al suo interno ci sono sempre gli stessi elementi: un bancone, un oste, avventori più o meno molesti, cibo di qualità variabile e tantissima birra. E questo li rende quasi una sorta di...punti fermi. E solo chi è vagabondo, nomade, o semplicemente chi si sente sperduto, sa de...

Passato & Presente

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Mi trovavo nell'harem da circa un paio di anni quando arrivò Sarhye. Aveva i capelli biondi come l'oro, e gli occhi celesti come il cielo. Arrivò come dono, da un sovrano di terre molto lontane, e penso fu la prima volta in vita mia che vidi capelli di quel genere addosso ad una persona. Spiccava, tra di noi, come io spesso mi ritrovo a distinguermi adesso tra gli incarnati pallidi di queste terre. Il Maharaj apprezzò moltissimo. Ai miei occhi di ragazzina - acquistata, sposata, e violata con la forza - lui è sempre apparso come un terribile mostro, orrendo e ripugnante. Con il tempo, ora che la mia vita prosegue felice e lontano, ritornando con la memoria a quei giorni realizzo che, esteticamente almeno, non era un uomo poi cosi orribile. Aveva un suo fascino, in effetti, nonostante la tremenda differenza di età che ci separava. Ma ti racconto tutto questo, bambina, per spiegarti meglio cosa avvenne subito dopo. Sarhye, in breve tempo, si innamorò perdutamente del Maharaj. Un ...

"Ci sono parole intrappolate nel vento...

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  ...e parole intrappolate nella sabbia. Altre restano sul bordo orlato di sale delle conchiglie, quando ormai il suo abitante è morto, assieme al ricordo delle onde, nelle sue profondità levigate. Alcune parole viaggiano con le nuvole, ti piovono addosso durante i temporali. O te le ritrovi sulla pelle, tracciate dalla punta di dita conosciute. Ci sono parole ovunque. E si aggregano a formare frasi, e frase dopo frase si intessono le storie. E le storie quindi, sono la trama del mondo, l'avvolgono fittamente e ne costituiscono l'essenza. Tutto sta, pertanto, nel saperle ascoltare. E capire. A te piacciono le storie?" Era un uomo inconsueto, e in vita mia non avevo mai visto un uomo cosi. Eravamo fermi in quella città da alcune settimane, ed io avevo circa sei anni. Lui era nella tenda al mercato, il posto che mio padre usava per i propri commerci. Avevo scostato il lembo di stoffa e me l'ero trovato davanti, come se si fosse materializzato dal nulla, e di mio padre ne...

Di Specchi, e di Riflessi

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  C'è stato un periodo in cui queste terre erano ancora completamente sconosciute, per me. Totalmente nuove. Nuovi erano i cibi, insipidi rispetto a ciò che ero abituata a mangiare io, e nuovo il modo di vestirsi, poco colorato e fantasioso. E nuovo era anche il modo di costruire. Non ho mai visto case cosi vicine, in legno e paglia, e cosi strette l'una all'altra. La luce in alcuni vicoli intorno alla piazza delle Nuove Terre non passa neppure. Come se persino il sole si rifiutasse di infilarsi in angoli così puzzolenti e tristi. Ho chiesto ad una donna che abita vicino al Bazar se non sentisse mai il bisogno di spazio. Mi ha guardato come se fossi pazza, e mi ha spiegato che si sta vicini per difendersi meglio. Razionalmente, è qualcosa che posso capire. E' in luoghi angusti come una tana, o il piccolo perimetro di una cabina, che spesso mi sono sentita al sicuro, protetta. E' nella costrizione, che trovo sicurezza.  Dall'altro lato...no. Non capisco. Specie a...

E quindi uscimmo, a riveder le Stelle

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  E' quasi l'alba, ma io non riuscivo a dormire. Così, nella penombra della cabina, mi sono sollevata. Forse, più che sollevata, dovrei dire "liberata". E' stata un'operazione un po' difficile disincastrarsi in effetti. Sposta quel braccio pesantissimo, aggira quella gamba, sottrai un corpo dall'altro. Piano, per giunta, per non svegliare l'orso che dorme, e che comunque il sonno tanto pesante poi non ha se già una volta stanotte è venuto sul ponte a cercarmi. Il legno ha scricchiolato un po', sotto i miei piedi nudi, e io ho barcollato come se fossi leggermente ubriaca per via l'ondeggiare della nave, e per tutto il tragitto breve che separa il letto dalla scrivania. Il mare la fuori si è fatto mosso, ma se lui ancora dorme non dev'essere poi un grande problema. Credo. Non so. Non sono ancora arrivata a quel punto delle mie lezioni di navigazione (che, per il momento, si limitano a concetti essenziali del tipo "Questa è una nave, ...

La Testa del Moro

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C'è un rituale che compio, dopo ogni Luna Piena. Rientro la mattina molto presto, e vado dai miei figli. Non importa se stiano dormendo con Fiore, Elinne o Deliad. Li raccolgo dal giaciglio che li ha accolti per la notte, i corpi ancora tiepidi e profumati, e li porto nella stanza con me. Mese dopo mese, è un compito decisamente più difficile. Crescono, diventano pesanti. Vorrei avere 8 braccia, come la mia Kalì. Diciamo che ora comprendo, perché sia anche - in alcune sue manifestazioni - associata alla maternità. Ci ritroviamo tutti insieme nel lettone, stretti stretti, vicini vicini, i loro cuori di nuovo a scalpitare impazziti poggiati sul mio.   Eyr dorme sempre, ogni volta. Distribuisco baci sulla sua testolina bruna, lei ogni tanto sorride nel sonno, ma non si sveglia quasi mai. Dormi, cuore mio, piccola gemma. Riposa tra sonni felici, in questi tuoi anni dolci, dove sei talmente piccola che il letto ti pare infinito ed anche se ti ci spiaggi sopra ne occupi solo una minima ...